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Diablo

[ARTE]L'italia Del Quattrocento

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L'ITALIA DEL QUATTROCENTO

Angeliche visioni

A New York, al Metropolitan Museum, la più grande mostra mai dedicata al Beato Angelico fuori dall'Italia, con opere esposte al pubblico per la prima volta

NEW YORK - Chi possegga una sommaria infarinatura di storia dell'arte noterà con un certo stupore che le eteree madonne del Beato Angelico risalgono allo stesso periodo del Van Eyck dei Coniugi Arnolfini. Utilizzando una categoria del pensiero politico, Van Eyck si potrebbe definire un rivoluzionario come lo era stato Masaccio pochi anni prima, ma non viene certo da dire la stessa cosa per Fra'Angelico.

Questi piuttosto ha l'aspetto di un antirivoluzionario geniale, un appassionato alfiere della tradizione alla Burke o alla De Maistre.

Le atmosfere raccolte delle sue opere, il fervore popolare che traspare dalle sue figurine oranti non ci devono però trarre in inganno. Quello di Fra'Angelico è un apparente conservatorismo, è insomma un Rinascimento vestito da Medioevo. Con una grazia e una tensione spirituale commoventi, anch'egli, come poco dopo Andrea del Castagno o Paolo Uccello, era figlio del germe rinascimentale, ma alla rivoluzione era arrivato attraverso un via diversa, molto più sotterranea, anche se la destinazione si dimostrò la stessa.

Pure Masaccio, in verità, non era stato all'inizio un artista da rotture plateali. Apparentemente incanalato nel solco della tradizione che stava in realtà rodendo dall'interno, a un certo punto però si disvelò in una maniera assolutamente inequivocabile: parliamo della Trinità in Santa Marina Novella e soprattutto dei visi di Adamo ed Eva deformati dal dolore alla Cappella Brancacci. Jan van Eyck rassomiglia di più invece a qualcosa di simile a un fulmine a ciel sereno (tanto che recentemente il pittore David Hockney ha addirittura sostenuto, senza molto seguito, che la sua abilità fotografica nel dipingere ritratti fosse dovuta a strumenti ottici che proiettavano sulla tela il soggetto da dipingere), foriero di un realismo e di una tecnica (l'olio) assolutamente sconosciuti in Italia nello stesso periodo, gli anni venti-trenta del Quattrocento.

Non staremo qui a ricordare la complessità degli apporti italiani (prospettiva, linea, volume) e fiamminghi (luce, colore) alla nuova pittura che oggi chiamiamo rinascimentale, tuttavia le prove del fatto che l'Angelico sia stato in realtà un "seguace" di Masaccio, partecipe insomma del clima di questa avanguardia italiana, le possiamo ritrovare nell'importante mostra a lui dedicata in questi giorni al Metropolitan Museum di New York.

Non è così facile, perché come si diceva, l'Angelico è camaleontico: si provi allora a notare la sicurezza sapiente con cui le figure, magari in pose anche innaturali, sono inserite nello spazio, oppure, senza per forza rivolgersi agli esempi più eclatanti, a scorgere l'applicazione se non rigorosa almeno ragionata della prospettiva.

La mostra, a cinquant'anni dall'ultima (e la più grande) monografica dedicata al pittore, a Firenze, presenta settantacinque opere del pittore, tra cui nuove attribuzioni e dipinti per la prima volta concessi in prestito da collezioni private.

Si va dai lavori della giovinezza, influenzati dallo stile di Lorenzo Monaco alle opere più mature, come il patetico Cristo coronato di spine del Museo Fattori di Livorno. Una carriera, quella del pittore fiorentino, che, avvolta nel riserbo della vita monastica e confortata dalla mistica domenicana, venne dedicata alla costruzione di un'estetica magnificante la gloria divina, quasi propagandistica, e che si dispiegò attraverso opere monumentali come la Pala di San Marco, di carattere ufficiale come la Cappella Niccolina in Vaticano o più intime, come il ciclo nelle celle del convento di San Marco e, al massimo grado, le due tavolette da devozione privata dalla Pinacoteca di Forlì, presenti in mostra.

Tra le opere per la prima volta esposte in pubblico figura una tavoletta scoperta nel 2000 e ricondotta a una pala d'altare dell'Angelico oggi smembrata in diversi frammenti: raffigura l'apparizione di Sant'Agata a Santa Lucia e si trova in collezione privata.

Da non perdere poi alcuni piccoli capolavori come la celebre Decapitazione dei Santi Cosma e Damiano, dal Louvre o la meno nota Natività dal Museo di Minneapolis.

di Dario Pasquini

Notizie utili: "Fra Angelico" a cura di Laurence Kanter e Pia Palladino. Fino al 29 gennaio 2006 a New York, Metropolitan Museum.

Sito web: www. metmuseum. org

Catalogo Met-Yale University Press

(29 novembre 2005)

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